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Il testo di papa Ratzinger è  un vero e proprio Manifesto per una Chiesa preconciliare ed anticonciliare, con molte caricature della realtà e tutto  chiuso nell’identità cattolica. Ma non si tornerà indietro.

Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa

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Il  testo di papa Ratzinger diffuso ieri su una rivista tedesca è importante. E’ la prima volta che in  modo pubblico dopo le sue dimissioni  egli mette i piedi nel piatto  delle grandi questioni che travagliano la Chiesa e lo fa in un momento delicato con papa Francesco sotto pressione da due versanti opposti sulla questione della pedofilia del clero, c’è chi  lo accusa di essere troppo prudente e  c’è chi  si aspetta invece altri  rinvii o insabbiamenti (anche senza dirlo esplicitamente). La posizione  del papa emerito  in questo testo si capisce che ha alle spalle  una posizione critica più generale sul pontificato di Francesco, che però non viene esplicitata. Forse ha qualche suggeritore all’interno della Curia. Il parlare della pedofilia serve per un confronto/scontro più generale di tipo teologico e pastorale in cui da una parte c’è l’opposizione al “mondo” (che è il male) e dall’altra il dialogo e l’arricchimento reciproco con quanto è esterno alla Chiesa (è la linea del Concilio).  Questa uscita di Ratzinger offusca  la decisione evangelica (ed  esemplare  sotto il profilo dei problemi di governo della Chiesa)  che egli  prese con le sue dimissioni. Il suo testo, aldilà delle sue debolezze evidenti e della povertà  del suo contenuto, ci sembra di una gravità eccezionale perché  esso   servirà come punto di riferimento nei prossimi tempi  per gli insofferenti   del magistero attuale considerato non dottrinale, troppo terzomondista, troppo ecumenico. Papa Bergoglio e il Card. Parolin sono stati informati del documento. Sicuramente non l’hanno gradito e dovranno fare buon viso a cattivo gioco. L’imbarazzo traspare anche da come il documento è stato presentato sull’Osservatore Romano e sull’Avvenire.

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Christus Vivit : tante cose belle ma senza indicazioni operative. Il Sinodo aveva fatto meglio.

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L’Esortazione Apostolica Postsinodale Christus Vivit   è di faticosa lettura. La sua lunghezza, 299 paragrafi, non solo rende difficile al cristiano “di base” (e tanto più al giovane abituato alla comunicazione immediata degli smartphones) l’accesso al suo messaggio ma non permette di identificare facilmente i suoi  passaggi centrali. Alcune parti trattano tematiche generali che hanno riferimento solo indiretto a problematiche tipicamente giovanili. Bisogna  poi tenere presente che questo documento  si ispira a un Sinodo la cui composizione, soprattutto su una tematica di questo genere,  abbiamo severamente criticato. Esso era composto da prelati anziani, maschi e celibi insieme a pochi giovani esterni e a poche donne con lo status di chi non poteva votare. L’argomento poi era costituito da una categoria molto sociologica, quella dei giovani appunto,  distribuita sulla generalità dell’umanità e che dava occasione e pretesto per parlare di tutto, da problematiche di tipo psicologico o sociale, a questioni più direttamente di Chiesa, fino alle linee di tendenza della convivenza umana verso il futuro.

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