I Cattolici democratici divorziano dalle gerarchie

Posizione di vescovo Gargitter

Joseph Gargitter

Il 12 maggio di trenta anni fa l'Italia visse una della più significative ed esemplari pagine della sua storia democratica: al referendum indetto per l'abrogazione della legge sul divorzio, la n. 898, in vigore dal dicembre 1970, il 59,3% dei cittadini votò “no”. Non si trattò solo di salvare un istituto indispensabile per l’affermazione del diritto familiare, ma di salvaguardare l'esercizio di quella libertà di scelta, rispetto a tutti i poteri, che il nostro Paese aveva guadagnato affrancandosi dalla dittatura fascista. Nel tentativo di abrogare il divorzio si registrò il connubio fra la destra della Democrazia Cristiana, il Movimento Sociale, partito erede del fascismo, e l’integralismo dei vertici della gerarchia ecclesiastica, assolutamente recalcitranti ad accettare la laicità dello Stato e la capacità d’autonomo giudizio dei fedeli. Erano in gioco i rapporti di forza: la vittoria del si avrebbe significato un passo indietro della nostra democrazia.

Poiché il precetto cristiano della indissolubilità del matrimonio imposto dalla Chiesa e fatto proprio dalla Dc faceva leva sulla fedeltà alle convinzioni religiose, determinante fu, ai fini del risultato, il dibattito che, grazie alle iniziative senza quartiere e agli interventi appassionati dei cattolici democratici, invase tutti i giornali e la televisione (sebbene questa - longa manus mediatica della Dc - fu reticente sulle ragioni del no) e che portò avanti distinzioni fondamentali: votare per il mantenimento della legge non voleva dire attentare alla stabilità del vincolo familiare, messo semmai a dura prova da problemi quali la consistente emigrazione, la disoccupazione, la condizione arretrata della donna, o alla fede religiosa che tutto ha da guadagnare in autenticità se non e imposta per legge ma seguita in retta coscienza; voleva dire invece riconoscere agli stessi cattolici, ma anche ai seguaci di altre religioni e ai non credenti, vittime di un matrimonio fallito, il diritto di liberarsi da una situazione castrante e di praticare fino in fondo, e nella libertà, le personali convinzioni. Riconoscere il diritto del divorzio certo non voleva dire imporlo. E misero in evidenza, i cattolici democratici, che la scelta del diritto, il riconoscimento dell’altrui libertà, sarebbe stato l'unico modo per i cittadini, cattolici e no, di respingere il disegno conservatore, politico ed ecclesiale, che li voleva mantenere in uno stato di soggezione. Fu così che gli italiani, in quanto cittadini e in quanto cattolici, scelsero di dimostrarsi adulti e laici. E disubbidirono alle disposizioni della Chiesa perché retrive e integraliste, e alle indicazioni partitiche restauratrici.

La posizione presa di Monsignore Joseph Gargitter di Bolzano:

No del vescovo alla “crociata” (Paese Sera, 27 febbraio 74, su Adista del 28 febbraio 74)

Sul sacramento del matrimonio mons. Gargitter aveva già espresso 1a propria convinzione riaffermando la necessità dell’indissolubilità del vincolo anche per 1e gravi conseguenze sociali che lo scioglimento di un’unione porta con se soprattutto nei confronti dei figli. Nei confronti però dell’abrogazione con il voto di una 1egge valida per credenti e non credenti “un cristiano deve chiedersi se sia onesto esprimersi a favore di una posizione che vincola anche coloro che non condividono 1a sua fede”.

Adista, Rom, 15 maggio 2004


Kardinal König, Bischof Joseph Gargitter und Karl Rahner

Kardinal Franz König war für Österreich (mit ein bisschen Übertreibung könnte man sagen: für die katholische Kirche Europas) etwa das, was für Südtirol Bischof Joseph Gargitter war. Beide Bauernkinder mit bürgerlichem Gehabe, beide Respekt einflößend schon durch ihre Gestalt, beide auf eine unpolitische Weise die Politik beeinflussend, beide Liebkinder des Konzils und Väter der Reformkirche, beide im Zweifelsfall verehrter außerhalb ihres Zuständigkeitsbereichs als innerhalb dieses. Kardinal König war wie Bischof Gargitter die unstrittige Autorität seiner Zeit und seines Ortes.

Kirchlich war König „Ost“- und „Entspannungspolitiker“ schon lang, bevor die Politik diesen Begriff überhaupt erfand. Er war der Mann der Öffnung nicht nur zu den osteuropäischen Kirchen, sondern auch zu deren politischem System. Als „Erfinder“ des Polenpapstes Wojtyla gilt er. Genauso wie König auch bahnbrechend war für den Dialog mit der Wissenschaft und ihren Atheisten.

Zum II. Vatikanischen Konzil, dessen letzter überlebender Kardinal Franz König war, nahm dieser einen gewissen Karl Rahner als Berater mit. Dass die Würdigungen zu Rahners 100. Geburtstag in diesen Tagen mit den Nachrufen auf Kardinal König zusammenfallen, entbehrt nicht einer gewissen Symbolik. Es waren die beiden größten deutschsprachigen Aufklärer der katholischen Kirche des 20. Jahrhunderts.

Florian Kronbichler,
Tageszeitung, 17.3.2004