Bischofsnachfolge in Mailand

PER UN CAMMINO COMUNITARIO

verso il nuovo vescovo della diocesi ambrosiana

Le dimissioni del nostro arcivescovo suscitano in noi, che facciamo parte della Chiesa ambrosiana, sentimenti di vigile attesa: la nostra fiducia nello Spirito che anima la Chiesa interpella le nostre responsabilità ecclesiali. Ci chiediamo perciò se e che cosa possiamo fare perché nella nostra diocesi le ispirazioni pastorali che hanno come riferimento l’Evangelo nella luce del Concilio Vaticano II, e che hanno informato l'episcopato di Carlo Maria Martini, possano rimanere ferme e anzi estendersi nelle molteplici realtà della vita diocesana (parrocchie, associazioni, movimenti, istituti di vita consacrata e ogni altra espressione ecclesiastica).

Riteniamo pertanto che, pur se non accolti dalla civitas o considerati con diffidenza da una parte delle nostre comunità, questi sono in ogni caso punti fermi e progetti da continuare, perseguire, difendere:

  1. l'ascolto della Parola di Dio, mediante la lettura e la meditazione del primo e del secondo Testamento, deve mantenersi al centro della vita di fede, personale e comunitaria,  non  subordinato a precettistiche di ogni tipo, ad arroccamenti su proprie certezze, all'efficientismo nell'organizzazione e nelle iniziative pastorali, a scapito della centralità di ogni donna e di ogni uomo;

  2. i rapporti ecumenici stabiliti a Milano debbono mantenersi e intensificarsi, perché il percorso ecumenico è condizione privilegiata di una fede autentica. Esso comporta il riconoscimento, ognuno per la propria chiesa, delle responsabilità delle divisioni esistenti e  dell'impegno per una  progressiva convergenza tra i credenti nell'Evangelo;

  3. il dialogo positivo con la cultura "laica" e il cammino comune con chi è in ricerca sono  momenti irrinunciabili per l'evangelizzazione in un mondo secolarizzato in quanto in ciascuno  convivono l'incredulo e il credente e quindi la ricerca diventa terreno comune sul quale è possibile una operante reciprocità;

  4. la pratica di rapporti sociali equi nei luoghi di lavoro e in ogni altra attività, l'accoglienza dell'immigrato, la ricerca della pace fondata sulla giustizia tra sud e nord del mondo - presenti anche nella nostra diocesi- e l’impegno al perdono come condizione della pace devono essere  lo stile condiviso e messo in atto da ogni credente nella società. Essi contraddicono le logiche idolatre dell'individualismo, del corporativismo, della mitizzazione del successo e del denaro.

Il vescovo nell’istituzione ecclesiastica promuove la lettura e la conoscenza della Parola, indica i percorsi,  è segno di unità. Ci chiediamo, con le parole del Card. Martini al recente sinodo dei vescovi di ottobre, come è possibile fare in modo che  "la Chiesa locale possa anche riconoscersi  come espressione del suo vescovo". Nella storia della Chiesa, per secoli il vescovo è stato espressione di un consenso fraterno espresso dalla comunità dei credenti (popolo e clero) che veniva confermato dai vescovi delle diocesi limitrofe e poi dal vescovo di Roma. L'intervento diretto del papa era finalizzato soprattutto a impedire le ingerenze del potere politico nella nomina dei vescovi che è stata così progressivamente sottratta al clero e al popolo.

Ora la situazione è completamente mutata: siamo in una società pluralista  che in Occidente si governa prevalentemente mediante sistemi democratici. L'ecclesiologia del Vaticano II -e oggi si è sollecitati a riprenderne e a metterne in pratica le istanze- ci spinge a cercare le strade per tornare, con la gradualità indispensabile, a una "democrazia comunionale" diversa dai sistemi democratici delle istituzioni civili, ma anche  dalla situazione attuale di segretezza e di esclusione nella nomina dei vescovi. In questa ricerca comune l'aiuto e la presenza dello Spirito è su tutti: "C'è un solo Dio e padre di tutti, che è su tutti, agisce per mezzo di tutti e dimora in tutti" (Ef.4,6).

Siamo convinti che la partecipazione del popolo di Dio al cammino della nostra diocesi in questo momento di passaggio e di scelte sia da auspicare e da promuovere nello spirito dell’Evangelo e nella responsabilità ecclesiale fondata sui sacramenti; perciò  proponiamo che dei problemi della diocesi e del profilo del nuovo vescovo si inizi a discutere in modo diffuso pubblicamente, serenamente, fraternamente. Per un libero scambio di idee e per un confronto che nasce dal desiderio di dare "ragione della speranza che è in noi" (I Pt 3,15) e dall'amore per una Chiesa sempre più trasparente all’Evangelo  invitiamo a incontri.

Noi siamo Chiesa, Milano