Bischofsnachfolge in Mailand
verso
il nuovo vescovo della diocesi ambrosiana
Le
dimissioni del nostro arcivescovo suscitano in noi, che facciamo parte della
Chiesa ambrosiana, sentimenti di vigile attesa: la nostra fiducia nello
Spirito che anima la Chiesa interpella le nostre responsabilità ecclesiali.
Ci chiediamo perciò se e che cosa possiamo fare perché nella nostra diocesi le
ispirazioni pastorali che hanno come riferimento l’Evangelo nella luce del
Concilio Vaticano II, e che hanno informato l'episcopato di Carlo Maria Martini,
possano rimanere ferme e anzi estendersi nelle molteplici realtà della vita
diocesana (parrocchie, associazioni, movimenti, istituti di vita consacrata e
ogni altra espressione ecclesiastica).
Riteniamo
pertanto che, pur se non accolti dalla civitas o considerati con
diffidenza da una parte delle nostre comunità, questi sono in ogni caso punti
fermi e progetti da continuare, perseguire, difendere:
l'ascolto
della Parola di Dio,
mediante la lettura e la meditazione del primo e del secondo Testamento,
deve mantenersi al centro della vita di fede, personale e comunitaria, non subordinato
a precettistiche di ogni tipo, ad arroccamenti su proprie certezze,
all'efficientismo nell'organizzazione e nelle iniziative pastorali, a
scapito della centralità di ogni donna e di ogni uomo;
i
rapporti ecumenici
stabiliti a Milano debbono mantenersi e intensificarsi, perché il percorso
ecumenico è condizione privilegiata di una fede autentica. Esso
comporta il riconoscimento, ognuno per la propria chiesa, delle
responsabilità delle divisioni esistenti e
dell'impegno per una progressiva
convergenza tra i credenti nell'Evangelo;
il
dialogo positivo con la cultura "laica"
e il cammino comune con chi è in ricerca sono momenti irrinunciabili per l'evangelizzazione in un mondo
secolarizzato in quanto in ciascuno convivono
l'incredulo e il credente e quindi la ricerca diventa terreno comune sul
quale è possibile una operante reciprocità;
la
pratica di rapporti sociali equi nei luoghi di lavoro e in ogni altra
attività, l'accoglienza dell'immigrato, la ricerca della pace fondata sulla
giustizia tra sud e nord del mondo - presenti anche nella nostra diocesi- e
l’impegno al perdono come condizione della pace devono essere
lo stile condiviso e messo in atto da ogni credente nella società.
Essi contraddicono le logiche idolatre dell'individualismo, del
corporativismo, della mitizzazione del successo e del denaro.
Il
vescovo nell’istituzione ecclesiastica promuove la lettura e la conoscenza
della Parola, indica i percorsi, è
segno di unità. Ci chiediamo, con le parole del Card. Martini al recente sinodo
dei vescovi di ottobre, come è possibile fare in modo che
"la Chiesa locale possa anche riconoscersi
come espressione del suo vescovo". Nella storia della Chiesa, per
secoli il vescovo è stato espressione di un consenso fraterno espresso
dalla comunità dei credenti (popolo e clero) che veniva confermato dai vescovi
delle diocesi limitrofe e poi dal vescovo di Roma. L'intervento diretto del papa
era finalizzato soprattutto a impedire le ingerenze del potere politico
nella nomina dei vescovi che è stata così progressivamente sottratta al clero
e al popolo.
Ora
la situazione è completamente mutata: siamo in una società pluralista
che in Occidente si governa prevalentemente mediante sistemi democratici.
L'ecclesiologia del Vaticano II -e oggi si è sollecitati a riprenderne e a
metterne in pratica le istanze- ci spinge a cercare le strade per tornare, con
la gradualità indispensabile, a una "democrazia comunionale"
diversa dai sistemi democratici delle istituzioni civili, ma anche
dalla situazione attuale di segretezza e di esclusione nella nomina dei
vescovi. In questa ricerca comune l'aiuto e la presenza dello Spirito è su
tutti: "C'è un solo Dio e padre di tutti, che è su tutti, agisce per
mezzo di tutti e dimora in tutti" (Ef.4,6).
Siamo
convinti che la partecipazione del popolo di Dio al cammino della nostra
diocesi in questo momento di passaggio e di scelte sia da auspicare e da
promuovere nello spirito dell’Evangelo e nella responsabilità ecclesiale
fondata sui sacramenti; perciò proponiamo
che dei problemi della diocesi e del profilo del nuovo vescovo si inizi a
discutere in modo diffuso pubblicamente, serenamente, fraternamente. Per un
libero scambio di idee e per un confronto che nasce dal desiderio di dare
"ragione della speranza che è in noi" (I Pt 3,15) e dall'amore
per una Chiesa sempre più trasparente all’Evangelo
invitiamo a incontri.
Noi
siamo Chiesa, Milano