Trent'anni di "Humanae Vitae"

Dalla speranza all'indifferenza

La primavera conciliare aveva suscitato grandi speranze fra gli sposati, facendo loro intravedere finalmente la possibilità di una Chiesa realmente popolo di Dio. L'amplissimo dibattito su amore coniugale e anticoncezionali, poi, aveva fatto sperare - superate le tradizionali fobie sessuali - in un modello di matrimonio cristiano impostato sul pieno sviluppo della sessualità.

L'Humanae Vitae si può dire abbia chiuso tale primavera, non tanto per il divieto espresso nei confronti dei contraccettivi, quanto perchè la mancata svolta ha contribuito a frenare il processo di formazione delle coscienze personali.

A rigore, l'enciclica aveva lasciato degli spazi di ricerca e molte dichiarazioni di vescovi da tutto il mondo, insieme all'atteggiamento prudente del papa di allora, pur salvando il principio, continuavano a indicare un difficile ma non impossibile cammino verso lo sviluppo della coscienza. Al vescovo Albino Luciani (futuro papa Giovanni Paolo I) che aveva esplicitamente formulato la speranza di una maggiore apertura (sui contraccettivi), Paolo VI aveva detto: "Ora dobbiamo sostenere l'enciclica in tutta la sua interezza ma senza aggravarne il peso con interpretazioni più rigide e più severe di quanto sia lo spirito del suo dettato". E dieci anni dopo, verso la fine del suo pontificato, nelle dispense del vicariato di Roma (che essendo l'ufficio pastorale della diocesi si suppongono espressioni del suo pensiero) si leggevano frasi tipo: "La coppia va aiutata, tempestivamente e con i mezzi adeguati, soprattutto a maturare una coscienza adulta; dopo di che sarà essa, non altri, a compiere le sue scelte coniugali".

Posizioni che parevano chiamare sostanzialmente gli sposati, che sono la maggior parte dei laici, a elaborare e gestire finalmente una propria morale coniugale, sottraendola al monopolio di coloro che al sacramento matrimoniale hanno rinunciato. Poi, col nuovo pontificato, l'interpretazione si è fatta via via più rigida, fino a proporre come indiscutibile ogni pronunciamento del Magistero, senza facoltà di esprimere posizioni neppure parzialmente divergenti.

Ma le contraddizioni, per quanto ufficialmente mascherate, affiorano insuperabili. La Familiaris Consortio esorta la comunità ecclesiale, e in particolare medici, esperti, consulenti coniugali, educatori, coppie ad "assumersi il compito di suscitare convinzioni e di offrire aiuti concreti per quanti vogliono vivere la paternità e la maternità in modo veramente responsabile" (cfr. n. 35). Ma come si potrebbero suscitare profonde convinzioni su taluni aspetti morali, se non si possono far presenti le proprie riflessioni a tutto campo? Per fare un solo esempio, nelle posizioni ufficiali aborto e contraccezione sono stati legati indissolubilmente come due facce della stessa mentalità. Mi domando: se un cattolico volesse impegnarsi per contenere l'aborto convinto per sua esperienza personale che tra i metodi validi ci sia anche una sana educazione all' uso dei contraccettivi, come potrebbe fare? Il dissenso è contrario alla comunione ecclesiale, dice la Veritatis Splendor (n. 113). Ai cattolici che sentono la grave responsabilità morale per quegli aborti che si potrebbero evitare, se si ponesse in atto un attento e rigoroso insegnamento a non concepire quando non si vuole procreare, il divieto ad esprimere il proprio dissenso suona come invito a ritirarsi nel privato.

Durante l'ultimo viaggio del papa in Austria è stata espressa grave preoccupazione per l'espandersi fra i giovani dell'indifferenza che, giustamente, è stata definita assai peggiore della contestazione. Ma chiunque si senta disposto ad impegnarsi, una volta costretto a uniformarsi o tacere, quale altra strada trova a disposizione, se non l'indifferenza? La vicenda dell'Humanae Vitae è emblematica: il principio è affermato, il dissenso costretto al silenzio, e nel privato la maggior parte degli sposi cristiani si comporta in piena autonomia. Con tacita approvazione ecclesiastica, purchè non se ne parli.

Grandiose contraddizioni di quest'ultimo pontificato, caratterizzato da entusiasmanti aperture e grandi chiusure. Da un lato, come non si potrebbe amare un papa che va nelle chiese protestanti a recitare le preghiere di Lutero; che sa chiedere perdono agli indios ed ai neri per le colpe commesse dai cristiani; che ha il coraggio di riconoscere esplicitamente che nel caso Galileo era la Chiesa dalla parte del torto?!

Dall'altro lato, però, a queste coraggiose aperture verso l'esterno corrispondono delle chiusure ad intra che fanno temere per la Chiesa del futuro: L'interpretazione rigida dell'Humanae Vitae è solo la componente d'un disegno d'insieme, che si è poi espresso in tanti altri modi fino alle due recenti lettere pastorali. La prima, Ad Tuendam Fidem, considera evidentemente non più sufficiente il simbolo niceno-constantino-politano, e impone una professione di fede estesa anche al Magistero ordinario e a "tutte e singole le verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi". La seconda, Apostolos suos, sancisce nuove regole per le Conferenze dei vescovi, stabilendo che possono pubblicare (senza l'approvazione della Sede Apostolica) soltanto documenti approvati all'umanità(!). Non solo ai laici è negata l'autonomia di coscienza, ma anche alle conferenze episcopali!

Per questo papa leader delle folle, che piace non solo a chi è d'accordo con lui, ma anche a chi si sente svincolato dalle sue direttive e rivendica per sè quell'autonomia che vorrebbe negare agli altri, pare che le coscienze personali non costituiscano alcun problema, a patto che stiano in silenzio. C'è da chiedersi quale futuro attende la nostra Chiesa. Queste pericolose contraddizioni verranno prima o poi capite e riequilibrate? La generazione del Concilio è stata caratterizzata da una gran fioritura di coscienze adulte, capaci di stimolanti iniziative perchè formate nel clima di una vera svolta. Ormai tale generazione, costretta via via a ridimensionarsi attraverso continue frustrazioni, si va esaurendo per invecchiamento naturale. Una volta passata, al seguito del papa rischiano di restare solo integralisti o indifferenti.

Antonio Thellung,
Comunità del Mattino di Roma