MATRIMONIO E DONNA - VANGELO E TEOLOGIA CATTOLICA
Mistificazioni e menzogne
Sta succedendo l’inverosimile. Un lavorar contro che pregiudica ulteriormente, ed inesorabilmente, il dialogo che già ha grosse difficoltà fra chi, nella chiesa cattolica, si pone le domande di senso, cerca risposte e fa fatica a trovarne, ma continua a cercare e ad interrogarsi, e chi invece si accontenta di quello che ha imparato da bambino e accetta di farsi accompagnare per mano (Norberto Bobbio).
La domanda che mi faccio è: E’ lecito attribuire al cattolicesimo un modello di famiglia come quello che oggi sopravvive nella tradizione della chiesa? La mia risposta è no! ... perché ritengo essere una menzogna e una mistificazione nata per ragioni che non hanno nulla di valoriale. Non esiste una famiglia cristiana, nella chiesa, ma una famiglia storica, databile, che non è una verità naturale. E nemmeno un dogma di fede. Già nella chiesa cristiana primitiva non esistevano norme per la famiglia, né il matrimonio in chiesa, né un tribunale per i matrimoni, né un prete. Erano i padri a destinare la figlia ad un uomo, d’accordo con la famiglia di lui, senza che i due interessati potessero dire qualcosa, anche se, secondo l’etica del tempo, vigeva un rigore morale inteso ad evitare depravazioni e degenerazioni.
Erano quattro le ragioni che determinavano il matrimonio:
Nelle battaglie che si stanno facendo, gioca un ruolo fondamentale il retaggio storico della nostra concezione maschilista del femminile, anche se non lo vogliamo riconoscere. Naturalmente, molto più nella chiesa. Forse proprio perché il matrimonio garantisce di più i capricci dell’uomo, che ha maggiore autonomia economica, che la libertà della donna che spesso non ce l’ha. Anche nella politica si parla molto di più degli uomini che lasciano le donne che delle donne lasciate. Ciò detto, a parer mio, almeno per quanto riguarda le posizioni della chiesa, le domande senza risposta sono diverse. Ne indico alcune:
Quale modello "naturale" e quali doveri ha la famiglia di oggi, per un cattolico? Siamo sicuri che la risposta possa essere quella di stringersi attorno ad un concetto che, forse, non ha più alcuna ragione storica per essere sostenuto? Siamo sicuri che due persone che vivono insieme, diventando genitori, non si sposano solo perché meno consapevoli, o meno disposti, ad assumersi la responsabilità nei confronti dei loro figli? Siamo sicuri che i fallimenti familiari, siano da ricercare più in questi rapporti e meno in quelli che hanno goduto della benedizione della chiesa o dello stato? Qual’è, oggi, il ruolo della donna nella società e nella chiesa stessa, secondo la dottrina canonica? Possiamo fingere di non sapere che, alcuni dei nostri maggiori santi e teologi avevano della donna un’opinione ostile e contraria a quella di Gesù? Il Siracide, L’Ecclesiaste che ancora noi abbiamo, e i protestanti hanno tolto dal testo biblico, leggiamo "...meglio un uomo malvagio che una donna buona" (42,14), mentre i Padri della chiesa pensavano alla donna come ad un contenitore, un sacco o un vaso dall’interno spregevole, o a uomini mal riusciti... Per sant’Agostino, l’uomo era il padrone e la donna sua schiava; sant Ambrogio diceva che l’uomo è spirito e la donna solo sensazione; per san Bernardo la donna era un sacco di immondizie; per sant’Oddone, vomito, letame, un sacco di sterco, per san Tommaso mezzo uomo... e potrei continuare. Non erano vissuti, questi grandi uomini, dopo l’avvento di Gesù e delle sue beatitudini? Non l’avevano letti il vangelo di Luca e l’Apocalisse di Giovanni? Abbiamo coscienza di quanto disordine, con questo pensare, abbiamo contribuito a creare nel rapporto di reciproca responsabilità genatoriale che si determinava proprio nel matrimonio? Quando ne chiederemo perdono? Eppoi, siamo sicuri che la chiesa possa rivendicare il diritto di possedere la verità? Non è forse vero che, lo stesso papa, oggi si pone fra coloro che ritengono di possederne solo una piccolissima parte, quella che può contenere la piccola conchiglia del suo stemma cardinalizio, rispetto all’oceano (Joseph Ratzinger: "Dio e il mondo: essere cristiani nel nuovo millennio..." San Paolo 2001), e che la verità possa essere creata (dal verbo greco poieo usato nel vangelo di Giovanni...) insieme, avvalendosi del contributo che tutti gli altri possono dare alla sua ricerca?
Meglio sarebbe che, come cattolici, anziché prendercela con chi si pone il problema di garantire diritti personali a chi decide di vivere insieme un tratto di vita, accettassimo di interrogarci sull’etica del vangelo che non da norme di comportamento, ma che ci esorta ad essere persone libere, capaci di guardare oltre i recinti angusti creati da una gerarchia eunuca..., come ho sentito dire da un vecchio prete brasiliano... Forse sarebbe già un gran passo in avanti...
La discriminazione coltivata dalle Sacre Scritture, vetero e neo testamentarie, in Gesù Cristo è stata abolita. Davanti a Gesù, infatti, non esistono differenze tra uomo e donna, tra maschio e femmina, fra omo ed etero sessuali, mentre nella dottrina cattolica ancora sì. Perché ci limitiamo a dirle, queste cose, e non le ammettiamo nel vissuto storico?
La fedeltà fra due persone non deriva dall’accettazione di una legge che costringe a scelte adeguate alle etichette precostituite nei nostri concetti mentali, ma è un’espressione d’amore.
Oggi c’è un gran bisogno di leggere i segni dei tempi, ... di non lasciarci sorpassare dalla storia, come ci diceva papa Giovanni, di non restare legati a condizioni storiche del passato che oggi non rispondono più ai bisogni delle persone. Abbiamo bisogno di una nuova famiglia fondata sì sull’unione di due persone che assumono la responsabilità di far crescere figli capaci di umanizzare l’umanità in cui vivono, e non di esserne schiavi, ma che sappia riconoscersi nell’amore reciproco, nell’ascolto e nel rispetto delle diversità, e nell’uguaglianza dei diritti che sono per tutte le persone.
Nella bibbia c’erano la poligamia e il ripudio, naturalmente garantiti solo al marito e ai ricchi, ma poi abbiamo acquisito l’idea della famiglia monogamica e indissolubile. Un bene irrinunciabile. Ma guai a dire che è la natura che l’ha voluto. Perché non è così. Può nascere il fallimento di un rapporto di coppia, ma la famiglia deve trovarsi nelle condizioni di poterlo affrontare, senza compromettere il rapporto educativo fondamentale con i figli che risentono sì, dei problemi dei propri genitori, ma che possono trovare in una famiglia diversa quella serenità che li può far crescere molto più e meglio di come sarebbe se vivessero condizioni insopportabili di incomprensione, di infedeltà, di tradimento dei valori insegnati o di violenza incontrollata.
Naturalmente, quando si fa una battaglia per un nuovo tipo di famiglia, si deve anche farla per un nuovo tipo di società, che proponga ai giovani modelli umani di riferimento e comportamenti sociali che non siano rivolti unicamente al successo personale e al benessere materiale, o alla tutela delle ricchezze acquisite dai pochi che determinano le sorti della democrazia delle disuguaglianze in cui viviamo. Perché se i rapporti economici e i conseguenti modelli formativi e culturali, laici e religiosi, rimangono gli stessi che abbiamo, ben poco potranno servire nuovi rapporti giuridici per le persone che decidono di vivere insieme i loro affetti e le loro responsabilità sociali, anche all’interno della dimensione religiosa dell’economia che ci governa.
Gualtiero Meneghelli, Bolzano