Il “beato politico”
La coscienza di Josef Mayr-Nusser fra fede e politica
Quando Pietro Scoppola lesse la vicenda di Josef Mayr-Nusser disse pubblicamente che “nel panorama dell’opposizione cristiana al nazismo quel rifiuto rappresenta uno dei punti più alti di espressione dei motivi profondi per cui era impensabile un'adesione della Chiesa a Hitler”. Una testimonianza di fede e politica allo stesso tempo. E lo studioso torinese Enrico Peyretti ha scritto in più occasioni che “Josef Mayr-Nusser è una delle voci più alte dell’anti idolatria che la storia conosca”.
La diocesi di Bolzano ha atteso decenni per raccogliere l’eredità di Josef Mayr-Nusser e ora ha deciso di affrettare i tempi e di velocizzare il processo di beatificazione. Il postulatore, don Josef Innerhofer (autore di alcuni scritti sui martiri altoatesini) sta costruendo un abile consenso intorno alla causa attraverso atti formali e coinvolgendo i media nazionali. E l’abilità di don Josef Innerhofer - referente dei media diocesani - consiste nell’aver capito quali sono anche i punti critici che potrebbero frenare il cammino del processo di beatificazione. Lo afferma lo stesso don Josef in varie interviste apparse su televisioni e giornali altoatesini. Intanto c’è un problema interno al gruppo tedesco, che per molto tempo ha emarginato la testimonianza di Josef. Al martire sudtirolese si rinfaccia, in particolar modo, due situazioni: il suo comportamento nei confronti delle opzioni del 1939, quando Hitler e Mussolini concordarono una strategia comune per risolvere il problema dei sudtirolesi di madrelingua tedesca in Alto Adige. Sono essi parte del Reich e dell’Italia? Scelgano loro. Se optano per il Reich devono abbandonare le loro terre e trasferirsi oltre il confine con la sicurezza di preservare l’identità tedesca. Se optano per l’Italia possono rimanere nelle loro terre ma perderanno le loro radici culturali. I non optanti rientreranno di fatto in questo secondo gruppo. Josef Mayr-Nusser decise di non optare e forse per questo venne arruolato a forza nelle SS e non nella Wehrmacht dove Josef avrebbe potuto serenamente svolgere il suo ruolo (lo dicono molte testimonianze dirette). Di più: entrò a far parte dell’Andreas Hofer Bund, unica cellula antinazista presente sul territorio, con lo scopo specifico di invitare il maggior numero di sudtirolesi a rifiutare l’opzione e ad opporsi all’emigrazione nel Reich. Fu un momento “alto” di battaglia politica (non partitica).
Il secondo elemento che irrita ancora molti sudtirolesi riguarda il suo atto di disobbedienza civile. Molti non hanno approvato e non approvano atteggiamenti di disobbedienza: “L’obbedienza non è più una virtù” di don Milani è un concetto ancora troppo poco radicato nella cultura tedesca (anche se ci sono stati molti casi di sudtirolesi che hanno rifiutato di far parte delle SS e dell’esercito regolare tedesco attraverso diserzioni e obiezione di coscienza).
Ma l’abilità diplomatica di don Innerhofer per far passare la causa di beatificazione mira anche a tenere lontano una presunta “volontà di strumentalizzare la testimonianza di Josef Mayr-Nusser in chiave politica da parte del gruppo italiano”.
E dunque? Come rilanciare una figura “emarginata” nel suo territorio? Come far assurgere al ruolo di beato un personaggio che è stato per molto tempo relegato in un angolo della cultura e della ricerca storiografica in Sudtirolo?
Semplice: bisogna evitare il più possibile di fare i conti con la componente “politica” della testimonianza di Josef Mayr-Nusser facendo risaltare al massimo la prospettiva di fede. E che la fede sia la matrice di fondo della vita e della storia di Josef Mayr-Nusser non ci sono dubbi. Josef è stato davvero un cattolico profondamente radicato in una fede inviolabile. Tutto parte e tutto si risolve nella sua adesione totale al Cristo che non poteva mai e può mai venir mercanteggiata con un'adesione all’idolo Adolf Hitler.
Eppure non si può comprendere Josef Mayr-Nusser senza pensare alla dimensione “politica”. Perché Josef nel rifiutare l’idolo Hitler ha fatto una scelta politica (non partitica), ma ha deciso che non da quella parte si poteva stare ma da un’altra parte, dalla parte della democrazia e della giustizia. Hitler e Mussolini erano per lui due dittatori temibili, proprio perché avevano organizzato un sistema politico disumano, che si teneva in piedi con il consenso delle masse. Quel sistema andava rifiutato attraverso una trasformazione profonda della società. Come cattolico, appassionato di Tommaso Moro, pensava all’Utopia, alla città futura, ad uno stato in cui i diritti fossero rispettati e la libertà fosse un valore supremo. In nome di Dio e del sogno di giustizia Josef ha rifiutato di prestare giuramento a Hitler. Ma non si può slegarlo dalla sua storia, non si può rinchiuderlo su una nuvola beata e circoscrivere il suo atto nella dimensione di una fede slegata dalla prassi “politica”.
“Josef Mayr-Nusser - commenta lo storico altoatesino Leopold Steurer - se non fosse morto nel ’45 sarebbe fra i fondatori della SVP, come molti suoi compagni antinazisti e molto probabilmente sarebbe stato emarginato di lì a poco, come molti suoi compagni antinazisti”.
Francesco Comina, l’ Adige, 24.2.02.005