I dubbi e le critiche di Susanna Tamaro
“Devo confessarti che non ho alcuna particolare simpatia naturale per la categoria dei preti”, e poi: “ogni cristiano che vuole vivere con totalità la sua vocazione deve sempre mantenere vivo dentro di se un sano germe di anticlericalismo”. Sono le parole che Susanna Tamaro ha scritto sul numero di dicembre 2001 del mensile dei paolini “Vita pastorale”, nella rubrica “Caro don, io vorrei
...”, uno spazio che la rivista, che si rivolge in particolar modo al clero, ha ideato nell’aprile 2000 per invitare scrittori e personaggi della cultura a scrivere al proprio parroco, reale o irreale, ed esprimergli le proprie opinioni sul suo operato. Una maniera, insomma, con cui “Vita pastorale” tenta di aprire un dibattito sulla realtà dell’essere preti. Una realtà con molti difetti, a giudicare da ciò che hanno scritto sia la Tamaro sia il romanziere Ferdinando Camon, intervenuto, sempre all'interno della stessa rubrica, sul numero di gennaio 2002.
Josef Mayr-Nusser ist ein Stachel im Fleisch der Südtiroler Gesellschaft.
Josef Innerhofer, Rai Sender Bozen 24.2.2004 (59. Togestag)
La Tamaro ritiene infatti, “al di là dei trionfalismi di facciata, che la Chiesa stia vivendo una crisi gravissima”, ed imputa ai preti l’incapacità di formulare un progetto di catechesi adeguato alla società che cambia. A fronte di una grande sete di fede e di spiritualità diffusa a livello sociale ci sono i preti, “i custodi dell'acqua, i padroni della fonte, che si rifiutano di spalancare le dighe, di aprire i rubinetti”. Nelle comunità parrocchiali, sostiene la scrittrice, il parroco troppo spesso si riduce al solo ruolo di organizzatore di eventi, quasi fosse un intrattenitore per “matrimoni, battesimi, comunioni, feste patronali, partite di calcio, corsi di ballo, serate karaoke”. La Tamaro pensa invece al parroco come a “colui che ascolta, colui che va nelle case - in tutte le case, non solo in quelle dei soliti devoti - e ascolta umilmente”, senza dare giudizi, camminando a fianco delle persone. Perché è il giudizio, e non l’ascolto, l’atteggiamento che per la scrittrice caratterizza l’azione pastorale di tanti preti.
L’intervento della scrittrice si conclude con l’invito a considerare le difficoltà esistenti, e le chiese che si svuotano, come un dono e non come una condanna, per cominciare a ragionare in termini di qualità più che di quantità. “Perché il Vangelo non parla di farina, ma di lievito. E se il lievito e stanco, vecchio, ammuffito, la pasta non sale, non si trasforma in pane”.ADISTA, Roma, 11 marzo 2002
Tamaro beeindruckt von Josef Mayr-Nusser
Orvieto/Bozen (ler) - Italiens erfolgreichste Schriftstellerin Susanna Tamaro würdigt das Glaubenszeugnis des Südtirolers Josef Mayr-Nusser. Tamaro, weltweit bekannt durch den Bestseller „Geh, wohin dein Herz dich trägt“, schreibt in ihrem Buch „Feuer des Herzens“ (Pattloch Verlag) ein Kapitel über individuelle Verantwortung; sie weist auf Menschen hin, die sich „aus der Zuschauerrolle hinausbewegen und ein Zeuge der Hoffnung werden.“ Und weiter: „Ich denke zum Beispiel an Josef Mayr-Nusser, den jungen Vater einer Südtiroler Familie, der es vorzog, hingerichtet zu werden, als Hitler die Treue zu schwören. Ebenso denke ich an all die anderen, die sich wie er in den stillen Winkeln der Geschichte ruhig und standhaft der Ausbreitung der mörderischen Barbarei widersetzten.“ Der gebürtige Bozner Mayr-Nusser starb am 24. Februar 1945 auf dem Transport nach Dachau.Dolomiten, 24. – 26.12.2003