Sinn des Jubiläums
La fine e il fine del Giubileo
Il
Grande Giubileo ha dunque offerto al mondo l’immagine di una Chiesa vigorosa e
fantasiosa, capace di muovere l’attenzione delle masse e dei media.
Sono comunque molti a chiedersi se al successo quantitativo corrisponda
un’effettiva incidenza di lunga durata di tale evento, oppure se si sia
trattato di un “genere di consumo“, di rapida digestione che lascerà al più
qualche traccia positiva nelle chiese restaurate e nelle opere concrete che sono
state realizzate. ... Ci si interroga poi
anche sul fatto se allannn robustezza mostrata dal centro corrisponda
altrettanta vitalità della periferia ecclesiale, dove invece tutti constatano (persino
nella santa Terra del Tirolo) uno svuotarsi delle chiese.
Si è notato infatti che la Chiesa di Roma è ancora molto centrata sul papa, anche se quasi tutte le diocesi hanno dato corpo in sede locale a pellegrinaggi, catechesi ed altri eventi più vicini al territorio. L’evento che doveva avere al centro Gesù Cristo, si è dunque spesso risolto in un’autoglorificazione del centro ecclesiale (si pensi alla Dichiarazione “Dominus Jesus“), in una esibizione di efficienza dell’apparato vaticano. L’eurocentrismo ha ancora una volta vinto su quel policentrismo che molti teologi auspicano. Quello che ora urge è una seria e spassionata riflessione e discussione a più voci su come rendere l’efficienza anche efficacia, su come far sì che alle tante parole ed alle belle cose viste, corrisponda anche una fattività di impegni per un nuovo clima nella Chiesa, per un’accresciuta sensibilità verso il pluralismo culturale e religioso in cui i cristiani si trovano a vivere, per una nuova disponibilità ad essere presenza solidale e profetica nella società, per una rinnovata scelta degli ultimi e degli esclusi, quelli per cui il Messia venne a proclamare il Giubileo.
Affinché il Grande Giubileo non si risolva in un’azzeccata operazione di marketing (come potrebbe pensare qualche postmoderno e irriverente opinionista), che ha piazzato sul mercato tanta merce di cui i destinatari non sanno che fare, occorre che i cristiani – in specie la gerarchia – si sforzino di parlare un linguaggio al passo con i tempi, libero da ipocrisie e da soggezioni codine, da autoritarismi ed esclusivismi: un linguaggio cioè da “liberati“ quali dovrebbero essere gli uomini che hanno fatto l’esperienza del Giubileo di affrancamento.
Un grande flop del Giubileo 2000 si è rivelata la dimensione ecumenica che il Papa intendeva dare all’evento. ... Ma certo è che se si desidera che il Giubileo del 2025 abbia una valenza ecumenica, è da prepararsi sin d’ora insieme alle altre chiese. Il cristianesimo stesso avrà futuro solo se il mondo potrà tornare a godere della testimonianza unita di confessioni cristiane che pur conservano le debite differenze e tradizioni. Le chiese del futuro dovranno fornire agli uomini meno risposte preconfezionate e mettere invece al centro dei loro sforzi e della loro ricerca l’unico Maestro, insegnando agli uomini a rivolgergli sempre di nuovo l’antica domanda: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!“ (Vangelo di Giovanni 6,67).“
Paolo Renner, Brixen
in: Il Mattino dell’ Alto Adige 7. 1. 2001