Da l'Avvenire, mercoledi 8 Novembre 2000
Dalla dieta biblica ai fast-food, le fedi a tavola.
L'hamburger? È ateo
Parla il teologo Salani
"Nel catechismo le religioni devono educare a buoni rapporti col cibo,
contro l'anoressia"
"Biotecnologie: occorre un fronte ecumenico per difendere la purezza degli
alimenti"
Intervista di Roberto Beretta
I cattolici mangiano troppo. I protestanti si nutrono in fretta e male. I
musulmani hanno una dieta poco "bilanciata"... Metti un teologo in cucina,
anzi un professore di religione in un istituto alberghiero, et voilà: la
frittata è fatta. O - se preferite - il pranzo è servito.
Più o meno questo dev'essere capitato a Massimo Salani, 41 anni, laureato in
storia e docente di Patrologia allo Studio teologico interdiocesano di Pisa,
quando ha cominciato a scrivere pensando proprio ai suoi allievi, i futuri
cuochi del professionale "Matteotti": così, tanto per collegare la sua
cattedra di religione con la loro quotidiana frequentazione dei fornelli. Ne
è nato il libro che esce in questi giorni dalla Edb, A tavola con le
religioni (pp. 304, £. 55.000), esaustivo e didattico manuale sul
comportamento alimentare delle principali fedi mondiali, corredato persino
da una serie di ricette "ecumeniche".
Cosa c'è dietro il tabù alimentare che proibisce a musulmani ed ebrei di
consumare il maiale: una questione igienico-sanitaria oppure ragioni
economiche (l'habitat dell'Oriente non è propizio all'allevamento suino)?
Donde deriva il rispetto indù per le vacche: dalla crescita demografica o
dalla religione delle Grandi Madri? Ma anche: quale fu il Papa che proibì di
mangiare carne equina? Perché gli indù d'alta casta non consumano carote?
Quale corrente ebraica ammette lo storione nel menu, e quale invece no?...
Il libro di Salani apparecchia risposte e riscalda dibattiti sia sulle
singole curiosità sia sui grandi temi che già hanno interessato "mostri
sacri" dell'antropologia del calibro di Lévi-Strauss, Harris, Frazer,
Girard, Montanari. Ma - nello stesso tempo - fa da antipasto ad alcune
interessanti questioni sulla cultura alimentare odierna; domande che giriamo
all'autore.
Professor Salani, si può dire che le diete delle religioni sono equilibrate,
addirittura "bilanciate"? O viceversa le prescrizioni sacre prescindono
(contravvengono) ai dettami di una corretta dietologia?
"Non credo che le religioni si siano mai poste problemi di questo tipo, il
loro punto di vista è diverso. Per loro il cibo è essenzialmente un dono
ricevuto da Dio, quindi l'eventuale equilibrio dell'alimentazione va inteso
su un piano superiore. Le diete religiose dunque non si possono dire né
equilibrate né bilanciate, sicuramente però non sono dannose all'organismo.
Anche se la moderna dietologia avrebbe forse qualcosa da ridire sul non
consumo di carne, o di qualche tipo di carne".
Ecco, i famosi tabù alimentari: che effetti hanno, sulla psiche e sul corpo?
"In una cultura secolarizzata questi divieti non hanno più alcun
significato. Le religioni semmai li usano per difendere la loro originalità
in un contesto di globalizzazione. Quanto alle conseguenze fisiche: di certo
non sono dannosi, ma è altrettanto vero che non servono alla dieta. Non è
rifiutando la carne di maiale che si vive meglio, o di più".
Prendiamo allora il regime alimentare cristiano, certamente il più libero da
prescrizioni. Però ha creato un popolo di obesi (vedi Europa e Usa)...
"Assolutamente no. La libertà alimentare cristiana è l'optimum, sia dal
punto di vista teologico che dietetico. Però questa libertà purtroppo è
stata tristemente usata anche in modo distorto e per qualcuno è diventata la
possibilità di mangiare tutto, e tanto, e ovunque, e sempre; circostanza che
non è conforme alla storia della Chiesa dei primi secoli. Ho davanti un
testo sulle patologie alimentari: l'obesità è rimandata a un contesto
sociale che non ha nulla a che vedere con la religione; in pratica nel cibo
si sfoga lo stress".
Bulimia, anoressia: le Chiese possono fare qualcosa contro queste patologie?
Oppure, come qualcuno insinua, anche la religione sarebbe una delle loro
cause scatenanti?
"Rigetto completamente la responsabilità del cristianesimo nell'anoressia e
nella bulimia, che derivano da contesti sociali del tutto diversi. Anzi,
caso mai le due patologie sono un frutto della secolarizzazione: magari ci
fosse un recupero del valore religioso del cibo... L'obesità? La Chiesa ha
sempre promosso periodi di festa e di banchetto, però insieme ad altri in
cui si doveva contenere l'appetito. L'anoressia? La libertà cristiana è per
un contatto equilibrato con gli alimenti, che non è quello di un rifiuto del
cibo per adeguarsi ai modelli correnti di magrezza. Credo tuttavia che le
religioni dovrebbero educare maggiormente a un corretto rapporto col cibo:
il quale, essendo dono di Dio, non può essere né abusato né rifiutato. La
Chiesa stessa potrebbe ricordarlo nel catechismo, anche contro certe
patologie sempre più dilaganti tra i giovani".
Ma la Chiesa fa bene a non insistere più troppo sul digiuno, oppure no?
"Ecco, se dovessi muovere un appunto al cristianesimo lo farei proprio
sull'astinenza e sul digiuno. Il cristianesimo, a differenza di tutte le
altre religioni, ha dato poco spazio a questi temi; ed è nota tra i
cattolici la non osservanza né dell'astinenza quaresimale, né del digiuno
eucaristico, né degli unici due giorni di digiuno nel calendario. Si è
dimenticata così la lezione dei Padri della Chiesa, che sarebbe utilissima
in un mondo dominato dal consumismo alimentare. Il digiuno non è un
sacrificio per formare il carattere, quanto un modo per accostasi
correttamente a Dio. E la Chiesa, secondo me, ha sbagliato ad abbassare la
soglia delle prescrizioni alimentari: se tornassimo a una quaresima "forte",
avremmo certo una risposta più coerente dai fedeli e il digiuno potrebbe
servire a proporre con più credibilità anche il messaggio della fede".
C'è rapporto, secondo lei, fra il ritorno "culturale" del vegetarianesimo in
Occidente e la "moda" delle religioni orientali?
"No. La tradizione del buddhismo prende piede da noi, è vero; ma il rifiuto
della carne non dipende dall'attrazione per queste religioni. Lo dimostra il
fatto che parecchi cristiani si stanno avvicinando al vegetarianesimo e lo
fanno in nome dell'alleanza biblica precedente a Noè, quando all'uomo non
era permesso cibarsi di carne".
Forse sul transgenico le religioni potrebbero trovare un nuovo "ecumenismo":
le biotecnologie infatti contravvengono al dettame della "purezza" degli
alimenti, un richiamo molto forte in tutte le fedi. Come vede il futuro, a
questo proposito?
"Contro le biotecnologie potrebbe nascere un fronte ecumenico delle
religioni. Il cibo è donato da Dio così com'è e la purezza della creazione
non può che trovare un terreno d'impegno comune tra i credenti. In un
momento come questo, ce ne sarebbe bisogno".
È sintomatico che i contestatori del consumismo, oggi, assaltino i Mc
Donald's: ovvero il "tempio" dell'alimentazione americana. È il fast food,
dunque, l'erede secolarizzato del pasto sacro, del banchetto liturgico?
"Sicuramente le religioni tradizionali, ma soprattutto la cristiana, hanno
trascurato una vera catechesi del cibo. Per esempio: quanti cristiani
recitano ancora una preghiera prima o dopo il pasto? Pochi. Eppure si tratta
di un momento fondamentale per determinare il rapporto col nutrimento.
L'avanzata del fast food è la completa dimenticanza della sacralità del
cibo: nei Mc Donald's si cerca il pasto veloce, si soddisfa la fame il più
in fretta possibile per poi dedicarsi ad altro".
Dipende dal modello culturale protestante?
"Mah. Conosco bene la società americana e potrei rispondere di sì: il
rapporto individualistico tra uomo e Dio, instaurato da Lutero, si riflette
anche sul modo di mangiare. Manca l'aspetto comunitario, di condivisione; di
certo il fast food non è un modello cattolico".
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