L'OMOSESSUALITÀ È NATURALE.
IL TEOLOGO BENJAMIN FORCANO AD UN CONVEGNO IN SPAGNA
31114. N.82 del 2001 VALENCIA-ADISTA. "Come membri della Chiesa nelle sue diverse confessioni, mossi dall'amore che le professiamo e dal senso di corresponsabilità invitiamo la Chiesa a liberarsi dai pregiudizi accumulati da secoli contro l'omosessualità e la transessualità, riconoscendole, in dialogo con le scienze, per quello che sono: uno dei possibili orientamenti o identità sessuali delle donne e degli uomini".
Sono i rappresentanti di "associazioni e movimenti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali cristiani della Spagna" che si sono riuniti a Valencia, dal 12 al 14 ottobre 2001, nel IV incontro nazionale dedicato quest'anno a "Cristianesimo, nuove famiglie e omosessualità", per discutere del diritto degli omosessuali a condurre una vita normale nella società e anche nella Chiesa, a vivere con dignità la propria scelta sessuale senza rinunciare alle proprie credenze religiose.
Nel Manifesto conclusivo dell'incontro i partecipanti rivendicano perciò il loro diritto a "partecipare a tutti i livelli della vita ecclesiale (eucarestia, formazione, catechesi, ministeri, sacerdozio…), il diritto ad avere una famiglia riconosciuta non solo dallo Stato ma anche dalla Chiesa ("la Chiesa riconosca il matrimonio civile e religioso fra persone dello stesso sesso"), e il diritto di adottare bambini.
"L'omosessualità - ha detto Judith Vázquez del gruppo messicano Fratelli della Resurrezione - non è una scelta di vita, è la nostra vita. Bussiamo alla porta della Chiesa perché ci lasci entrare, ma già siamo dentro. Entriamo dalla finestra. E ora vogliamo aprire la porta dall'interno perché entrino quelli rimasti fuori".
E "fuori", rifiutati dalla Chiesa ufficiale, non ci sono solo gli omosessuali - ha precisato Juan José Broch, coordinatore dell'incontro e membro del gruppo cristiano di omosessuali "Collettivo Lambda" -, ma anche "i sacerdoti che vogliono conciliare il proprio ministero sacerdotale con una vita matrimoniale o i divorziati e le madri nubili". Chiaro il riferimento ai recenti casi di discriminazione da parte della Chiesa cattolica verso alcuni insegnanti di religione spagnoli, sollevati dall'incarico per avere situazioni familiari irregolari (v. Adista n. 67/01). Al riguardo il convegno ha approvato una Risoluzione in cui "si sollecita una revisione e una riformulazione degli accordi Chiesa-Stato del 1979 perché l'idoneità degli insegnanti non sia giudicata in base alla loro vita privata ma in base alla loro capacità professionale".
"Una Chiesa che si fonda sull'amore - ha dichiarato Broch - non può rifiutare famiglie che vogliono costituirsi basandosi sull'amore". E ha rivendicato il diritto degli omosessuali, ad "accedere a tutti i sacramenti incluso quello del matrimonio". "Noi ci sentiamo Chiesa e siamo creature di Dio": "vogliamo che ci vengano riconosciuti, in quanto cristiani, gli stessi diritti degli eterosessuali a costituire una relazione di amore riconosciuta a livello ecclesiale". Nonché il diritto di adottare dei bambini. E su quest'ultimo punto, ha sottolineato Broch, se non dovesse bastare il sostegno di scienze come la psicologia e la sociologia, uno studio recente del Consiglio europeo, "un'istituzione che non può essere sospettata di parzialità, conferma che l'adozione tra omosessuali non pregiudica in alcun modo il minore, né gli crea alcun problema di sviluppo psicologico nella crescita"
Il convegno non era solo dedicato alle associazioni gay o lesbiche: molti i cristiani non omosessuali invitati, fra cui il teologo cattolico Benjamín Forcano, che in una ricca e lunga relazione ha ribadito la natura biofisica dell'omosessualità e condannato l'atteggiamento della Chiesa cattolica che, ha detto, deve rivedere con urgenza la sua posizione al riguardo, "per onestà", perché non esiste una base biblica per considerare l'omosessualità un'attitudine "disordinata".
"Essere omosessuali - ha spiegato Forcano - non dipende dalla propria volontà. L'omosessualità è una forma sessuale che emerge nello sviluppo della persona". È semplicistico ridurre la sessualità umana ad "un mondo bipolare, assolutamente contrapposto": il maschile e il femminile. "La mascolinità e la femminilità pure non esistono. Esistono persone che, all'interno della loro predominante forma maschile o femminile conservano anche elementi e contenuti del tipo opposto". Dimenticare questo aspetto della bisessualità umana - nota il teologo - ci porta a "posizioni semplificate e tranquillizzanti che inducono a condannare come "contra naturam" gli omosessuali". Né si può dire che l'eterosessualità, "per essere maggioritaria, sia corretta e l'omosessualità, per essere minoritaria, deviata e quindi, eticamente riprovevole". "Il fatto stesso dell'omosessualità, non proverebbe ipso facto che sia immorale, ma solo diversa. E se l'agere sequitur esse (l'agire segue l'essere) l'omosessuale agirebbe bene assecondando personalmente le esigenze della sua natura, senza che nessuno possa obbligarlo a che, contra naturam, si comporti eterosessualmente".
"Nell'ipotesi che l'omosessualità sia naturale, - aggiunge Forcano - io mi rifiuto di ammettere che Dio l'abbia voluta stabilire come una tendenza (pulsione e atti concreti inclusi) perversa e sono incline ad ammettere che la sessualità umana, biofisicamente parlando, non è solo eterosessuale ma anche omosessuale".
Quanto alla posizione della Chiesa al riguardo, "il male - spiega il teologo - è stato che la Chiesa si è aggrappata all'interpretazione data a partire dalla patristica e dalla scolastica sanzionandole come veicolo obbligatorio per la trasmissione del messaggio biblico". "Quando si deve affermare una verità come patrimonio della rivelazione cristiana, spesso si confonde il contenuto essenziale di questa rivelazione con la formula contingente che della medesima si è fatta in una data epoca e si tratta indebitamente di presentarla e conservarla come definitiva". Insomma "una cosa è il sistema filosofico dell'Antichità e un'altra la Buona Novella del Vangelo, anche se per annunciare il Vangelo bisognava utilizzare le categorie più valide e significative di quel tempo". "Da questa prospettiva viene da chiedersi: la Chiesa possiede l'autorità per opinare su questioni su cui il Vangelo dice poco o niente e sulle quali il chiarimento delle stesse deve essere fatto attraverso le scienze?". "L'omosessualità - replica il teologo - non è competenza di un insegnamento specifico della Chiesa": è un problema umano che deve essere risolto in modo umano. Ricorrere alla Bibbia per condannare l'omosessualità non è giusto. "Il fatto che la Bibbia sia parola di Dio, non osta a che sia anche parola dell'uomo, che deve essere analizzata in un contesto storico secondo il livello delle scienze di allora". "La Bibbia non è mai stato un trattato di scienza rispetto alla biologia, alla psicologia, alla sessuologia, all'antropologia, ecc. E perciò stesso non è adeguato cercare in essa risposte a questioni che sono proprie della scienza". E "certamente un'etica cristiana deve spogliare l'omosessualità di ogni connotazione morale negativa: non è una perversione, né un delitto, né un crimine".
L'atteggiamento della Chiesa verso gli omosessuali - ha dichiarato il presidente dell'Associazione cristiana di gay e lesbiche della Catalogna, Gwenael Le Moing, è "totalmente anticristiano", "promuove l'odio e la violenza verso gay e lesbiche", ma questa "omofobia della Chiesa" deve essere combattuta dall'interno. Molti di coloro che dirigono le Chiese - si legge in uno dei documenti di lavoro dell'incontro - sono omosessuali e odiano se stessi (soprattutto tra i celibi della Chiesa cattolico-romana)".
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