SEMPRE PIÙ DISTANTI CHIESA STORICA E GESÙ RISORTO:
UN SAGGIO DI PSICANALISI DEL CRISTIANESIMO
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ROMA-ADISTA. Di fronte alla carenza di ricerche psicoanalitiche su questo tema,
"mente e passione mi hanno progressivamente animato a intraprendere un viaggio
nelle ‘viscere’ di un organismo così complesso ed
eterogeneo qual è il Cristianesimo". Sono le parole con cui Luigi De Paoli
– psichiatra, già coordinatore nazionale di "Noi Siamo Chiesa" –
introduce Psicanalisi del Cristianesimo
(113 pgg., disponibile
gratuitamente on-line sul sito
www.tevere.org), una ricerca che intende "individuare l’evoluzione delle
dinamiche inconscie che caratterizzano
l’organizzazione storica del Cristianesimo".
"La premessa d’obbligo per chi
desidera fare un percorso ‘psicoanalitico’ – spiega
De Paoli – è che la mente umana lavora sulla base di due ‘logiche’":
un processo di elaborazione "primario" (inconscio-non
razionale) ed un processo "secondario" (cosciente-razionale,
tipico delle scienze moderne). Queste due logiche convivono mantenendo in
equilibrio libertà e creatività da un lato, ordine e stabilità dall’altro. Per
studiare il Cristianesimo occorre dunque sapere che "in una prospettiva
psicoanalitica tutti gli aspetti fondamentali dell’esperienza ‘cristiana’, come la fede nel Figlio di Dio, il Risorto, i
miracoli, la salvezza, l’Eucarestia, la vita eterna,
ecc., hanno la loro radice ‘anche’
nei processi primari, che per loro natura sono a-spaziali e a-temporali,
totalmente incuranti delle contraddizioni, per cui un soggetto può essere
contemporaneamente umano e divino, morto e vivente, adulto e infante".
Secondo De Paoli, riferendosi esclusivamente ad una
logica di tipo secondario (come fanno ad esempio le scienze cosiddette esatte),
persino la Resurrezione, perno che fonda e sorregge l’intero credo cristiano,
rischia di apparire come una grande menzogna, o
quantomeno una ‘magia’ difficilmente corroborabile.
Inoltre, i Vangeli sinottici non brillano per coerenza: la testimonianza della
resurrezione, infatti, è affidata a due (o tre) donne, che hanno creduto alla
testimonianza di due angeli (o un angelo o, forse, solo un giovane raggiante). Dunque, nessuno ha ‘visto’ il
Nazareno risorgere. E l’osservazione empirica è proprio
il requisito che valida la conoscenza nel mondo occidentale moderno.
"Detto ciò, ridurre la Resurrezione ad allucinazione collettiva (…)
significa privarsi della possibilità di spiegare come schiere di poveri, di infermi, di schiavi, di donne possano aver sopportato
montagne di ingiustizie, di vessazioni e di dolori identificandosi con le
sofferenze del Nazareno e con la speranza di una Vita Nuova". Mons. Romero, che - afferma De Paoli - è "la copia fotostatica" di Gesù, così ha interpretato la sua ‘resurrezione’:
"Se mi uccidete io risorgerò nel popolo salvadoregno".
De Paoli sfrutta
a piene mani le categorie della teoria psicanalitica per contestualizzare,
nell’ambito della disciplina, Gesù e la Chiesa di oggi, ricostruendo così le differenti manifestazioni del
Cristianesimo nei secoli successivi alla morte di Gesù.
E non lo fa per desacralizzare un’eventuale menzogna millenaria, quanto
piuttosto per svelare i meccanismi di una visione del mondo fluida, in dialogo
continuo con il contesto storico-sociale
e con l’inconscio individuale e collettivo, che sono alla base di ogni
interpretazione della realtà, compresa quella cristiana. Rispetto alle prime
comunità cristiane, ad esempio, il Concilio di Nicea (indetto nel 325 da
Costantino) ‘trasforma’
Cristo da "malfattore crocifisso" a "Re della gloria", da
Figlio sottomesso a "Signore che trionfa sul mondo". E i cristiani, da perseguitati che erano, diventano i nuovi
persecutori. De Paoli parla anche dell’eredità di S.
Agostino, divenuta poi patrimonio indiscutibile della dottrina ecclesiastica.
Agostino reinterpreta il "disordine pulsionale" – identificato da Gesù
nell’accumulo di beni e di potere – con la "concupiscenza della
carne" e, passando per Adamo ed Eva, istituisce una gerarchia tra uomo e
donna, anima e corpo, "Città di Dio e città terrena", sconosciuta ai
primi cristiani.
Lo studio dell’"inconscio
istituzionale" comporta quindi il disvelamento
delle logiche sotto cui la Chiesa cattolica si è
allontanata dall’esempio del "falegname-profeta-guaritore-martire
e risorto" e si è discostata sempre più dalla "struttura fraterna,
comunitaria, paritetica, autogestita, povera, non
stanziale inaugurata da Gesù". Questa
affermazione acquista maggiore rilievo se si considera che la morale, la
dottrina e soprattutto l’organizzazione della Chiesa non discendono
da specifici dettami evangelici ma dai Concili ecumenici del primo millennio,
che hanno progressivamente distanziato il "Gesù
Risorto" dal "Gesù storico".