In Chapas, la Chiesa locale mortificata dal Vaticano

Giovanni Paolo II ha trasferito ad altra Diocesi del Nord del Messico il vescovo Raul Vera Lopez , da tempo nominato coadiutore con diritto di successione, di Mons. Samuel Ruiz, Vescovo di San Cristobal de Las Casas da poco dimissionario per il compimento del settantacinquesimo anno di età.

E’ ben noto che il vescovo coadiutore Vera Lopez era stato inviato dal papa per tentare di "normalizzare" la pastorale di Mons. Samuel Ruiz, considerato troppo incline a legittimare azioni di riscatto religioso, sociale e politico delle popolazioni indigene, da secoli emarginate e recentemente oggetto di attacchi e repressioni da parte di latifondisti della regione, da forze paramilitari, dall’esercito, dal governo centrale messicano e da settori conservatori della Chiesa cattolica.

In questo contesto la nomina del successore di Samuel Ruiz assume un significato generale che va oltre la stessa situazione messicana e che riguarda gli stessi orientamenti generali dei vertici della Chiesa nel suo rapporto coi popoli indigeni e con le legittime azioni di riscatto sociale e politico di popolazioni da secoli emarginate .

La decisione del papa di rimuovere Mons. Vera Lopez dalla diocesi cui era stato destinato, solleva inquietanti domande da parte di quanti concepiscono la Chiesa come una comunità di fratelli e di sorelle che hanno la Trinità come modello di relazionalità amorosa e paritetica.

Queste decisioni papali, preparate nel più assoluto segreto e prive di qualsiasi tipo di convincenti spiegazioni,

  1. sono oggettivamente in linea con i sistemi secolari più dispotici e irrazionali;
  2. confermano nei credenti di altre religioni che la Chiesa cattolica è una istituzione da contrastare in quanto spesso priva di un reale rispetto per le persone;
  3. generano nei cattolici il convincimento di essere soggetti incapaci di assumersi responsabilità, al punto da non essere nemmeno consultati;
  4. gettano un discredito sull’autorità morale del papa;
  5. rendono impossibile il dialogo ecumenico con le chiese sorelle (protestanti e ortodosse), che procedono alla nomina dei vescovi in modi che escludono ogni forma di "centralismo";
  6. sono in permanente contrasto con le disposizioni della Tradizione più antica e dei papi a cui bisogna decidersi a ritornare.

Infatti i papi del primo millennio ( in particolare S.Leone Magno e S.Gregorio Magno) non si arrogano mai il diritto di nominare i vescovi: anzi stabiliscono il principio che il vescovo debba essere scelto "dal clero e dal popolo".

Questa tradizione è confermata dal primo testo canonico della fine del primo millennio l’ Opus decretorum che ribadisce che : " nessun vescovo sia dato ai fedeli per forza: si cerchi il desiderio e il consenso del clero, del popolo e dei notabili".

ll Movimento "Noi Siamo Chiesa" auspica che il papa ritorni sulla decisione presa e che la Diocesi di San Cristobal possa avere il Pastore che unanimemente attendeva in modo che sia garantita la continuità della pastorale indigena e dell’azione a favore della ricerca di ogni possibile equa soluzione al conflitto in corso tra movimento zapatista e governo messicano in uno spirito di giustizia e di pace

Roma 5 Gennaio 1999

 




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