ORFANI DELLE
IDEOLOGIE E LAICITÀ
di Marcello Vigli
Tra i segni più inquietanti del deficit di democrazia nel nostro
paese, c'è, indubbiamente, l'assenza di laicità nell'approccio alla
dimensione religiosa della maggioranza dei nostri politici.
Scontata,
infatti, una buona dose di opportunismo,
particolarmente
evidente nelle reiterate esternazioni di Pera e Ferrara e
nelle
genuflessioni di Rutelli, molto più grave è
l'implicito
riconoscimento, diffuso tra intellettuali e politici di
sinistra,
dell'insufficienza della razionalità critica e della superiorità
della religione.
Legittimata l'ideologia della "fine delle
ideologie", e abbandonate
le certezze, fondate sulle magnifiche sorti e
progressive o sulla
pretesa "scientificità" del marxismo, molti sono
approdati all'uso
del più spregiudicato machiavellismo, accompagnato dalla
rassegnata
convinzione che ideali e valori possono essere espressi solo
dall'esperienza religiosa, ignorandone la complessità e le
articolazioni. Complessa per la diversità tra le religioni
e per le
contraddizioni al loro interno. Forse molti di coloro che si
sono
entusiasmati per l'appello del papa per una maggiore presenza di Dio
nella vita pubblica, non sono altrettanto entusiasti della presenza
di Allah nella vita pubblica delle società
islamiche. In esse Dio è
onnipresente e produce effetti diversi. Ispira la
monarchia saudita e
il regime degli Ayatollah, coesiste con quelli non
confessionali di
Turchia ed Egitto, Tunisia ed Algeria, in Palestina convive con il
Dio cristiano, ma non con lo Jahweh ebraico.
Il Dio invocato dal papa non offre
minori contraddizioni: è lo stesso
invocato da Ciotti e Zanotelli, ma anche da
Cesana e Buttiglione, dai
gesuiti e dall'Opus Dei,
dai francescani/cappuccini, che gestiscono
gli affari legati alla
memoria di Padre Pio, e dai francescani/minori
di Assisi sostenitori della
marcia per la pace, da Ruini vicario di
Roma e da
Bergantini vescovo di Locri, dai milioni di cattolici
anonimi e dalle migliaia dei papa-boys. Queste
contraddizioni sono
ignorate da chi accetta l'identificazione tra Dio e la
chiesa
cattolica e riduce questa alla sua gerarchia, fonte di legittimazione
o erogatrice di censure e scomuniche.
L'accettazione acritica di
queste identificazioni da parte dei poteri
forti è alla base dello
strapotere della Conferenza episcopale
italiana, che non ha eguali in nessun
altro paese. Occulta la sua
natura di soggetto politico, per di più
finanziato dallo stato, sotto
la veste di centro di cultura e di
spiritualità. Tutti sanno che con
tale soggetto Dio ha poco a che fare.
Fingono d'ignorarlo, invece,
quei politici che, costretti a riconoscerne le
prevaricazioni, le
minimizzano, si mostrano stupiti o ricercano improbabili
giustificazioni. Due recenti esempi, tra i tanti..
Di fronte alla
minaccia del nuovo Prefetto della Congregazione per la
Dottrina della
Fede - l'unica nomina decisa da papa Benedetto XVI - di
obbligare i
fedeli cattolici a rifiutare il voto ai candidati non contrari
alla
legislazione sull'aborto, Livia Turco, in
un'intervista a La
Repubblica, si è dichiarata "ferita"; non scandalizzata,
indignata .
disobbediente. Invitato a pronunciarsi sull'approvazione in
Senato
dell'esenzione retroattiva dall'Ici per gli
immobili di proprietà
ecclesiastica, anche se con fini di lucro, Massimo
Cacciari,
intervistato da Radio tre, la condanna
... ma si consola convinto che
le brave persone, che pur ci sono in
Vaticano, non approvano tale
ulteriore
prevaricazione.
Con essi, i "gerarchi buoni",
si pensa di poter dialogare?
Discettando magari dei massimi sistemi
teologici per non disperdersi
nei rivoli della banalità quotidiana? Si può
continuare ad ignorare
che tale dialogo serve ad accreditare l'azione di
opusdeisti e
cardinali decisi a profittare delle
debolezze del sistema politico
italiano per riproporre l'identificazione tra reato e peccato,
archiviata dalla secolarizzazione prima ancora che dalla conquista
della
laicità delle pubbliche istituzione? Su di essa, per di
più con
il sostegno del finanziamento pubblico, la Cei sta ricostituendo il
potere clericale in Italia.
Forse gli "orfani delle ideologie,
persuasi che "solo un dio ci può
salvare", devono integrare il
discorso affermando, che non si tratta del dio
di Ratzinger o di
Ruini.
Si tratta del dio di quanti credono che il compito di governare il
presente e progettare il futuro, dopo aver storicizzato il passato, è
da
lui affidato agli uomini di "buona volontà", alla loro razionalità
critica
arricchita del senso del limite, suggerito dai fallimenti,
frutto delle sue
assolutizzazioni, e imposto dalla novità dei
problemi attuali, che è chiamata ad
affrontare.
Roma 6 ottobre 2005