Pax Congresso
2001
Mi fu rivolta questa
parola del Signore: “che cosa vedi, Geremia?” Risposi: ”vedo un ramo
di mandorlo” Il
Signore soggiunse: “hai visto bene, perché io vigilo sulla mia parola
per realizzarla” (Ger
1,11-12)
La Parola ci
convoca e ci invia a costruire la pace
Ripartire
dall'ascolto della Parola di Dio che illumina la storia e il nostro
cammino (La Parola) per operare un attento discernimento dei Segni dei
Tempi con quanti professano il nome di Gesù o credono in Dio in altre
tradizioni religiose (Ci convoca) per tradurre in gesti di riconciliazione
e partecipazione quella Pace che è dono di Dio e patrimonio condiviso del
Movimento (Ci invia a costruire la Pace).
La
Parola
Isaia
55,10-11 Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e
non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla
fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e
pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia
bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che
desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.
Come amava
ripetere d. Tonino, la Pace è "made in cielo", cioè prima di tutto
creatura e dono di Dio alle donne e agli uomini di ogni tempo. Così
l'ascolto attento e obbediente della Parola ci rivela il volto originario
della pace e indica i suoi sentieri. E' la Parola infatti che illumina la
storia, che smaschera le false paci fondate sulla violenza e
l'oppressione. E' la Parola che denuncia l'ingiustizia e accompagna
l'intervento di Dio a fianco del popolo dei poveri e degli oppressi. E' la
Parola che, incarnatasi in Gesù, assume nella storia trinitaria di Dio la
storia umana, rigenerandola nella Convivialità delle differenze. E' la
Parola che ci guida a riconoscere nella pace la categoria sintetica che
riassume il progetto globale di salvezza che Dio ha riservato all'umanità;
progetto escatologico che necessita però di essere iniziato nella storia,
attraverso la creazione di condizioni di vita dignitose per tutti. Per
questo all'interno del Movimento e nei gruppi il ruolo principale sarà
riservato all'ascolto della Parola di Dio, letta a partire dagli oppressi,
per tener deste le coscienze e la speranza, in vista di un servizio sempre
più fedele alla causa della Pace.
Obiettivi
specifici di questo esercizio saranno:
·
Approfondire la vocazione profetica di Pax Christi · Comprendere meglio
la Bibbia quale storia del popolo con Dio, per leggere alla luce di questo
rapporto, le storie dei popoli di oggi e il cammino che Dio va a compiere
con essi. · Imparare a leggere la Bibbia in modo comunitario a partire
dalla realtà di tutti gli oppressi. · Illuminare, attraverso la Bibbia,
l'identità e i compiti di Pax Christi · Favorire momenti di preghiera o
predisporre delle tracce, per coltivare una autentica Spiritualità della
Pace · Elaborare una Teologia della Pace, come teologia contestuale,
che tenendo in giusta considerazione le altre discipline umane, possa
essere il fondamento specificatamente cristiano di ogni scelta e azione
del Movimento · Nello Spirito della "Pacem in Terris", discernere alla
luce della Parola gli attuali Segni dei Tempi: gli oppressi che assurgono
al ruolo di soggetti-protagonisti della loro Storia; la condizione delle
donne nelle diverse realtà sociali; l'incontro e la convivenza di diversi
popoli, culture e religioni.
Ci
convoca
Isaia
2,2-5 Alla fine dei giorni, il monte del tempio del
Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei
colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e
diranno: "Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio
di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i
suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la
parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro
fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance
in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro
popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra. Casa di
Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore.
Nello
spirito dell'Incontro di Preghiera delle Religioni per la Pace ad Assisi,
il 27 ottobre 1986, crediamo che:
· sia lo
Spirito a convocarci nel nome e al servizio della Pace, che solo può
essere perseguita nell'unità, perché opera di Dio, non è esclusiva di
nessun gruppo sociale o religione. · Sia lo Spirito ad indicarci
nell'Ecumenismo un compito sempre più urgente della nostra azione, e
fedeli all'antica dottrina patristica riconosciamo la presenza della
Parola di Dio in ogni tradizione religiosa. Per questo rinnoviamo il
favore già espresso nel Congresso del 1997 al Movimento Macroecumenico
proposto dal vescovo brasiliano Mons. Pedro Casaldáliga nell'ambito delle
Assemblee del Popolo di Dio, celebrate a Quito nel '92, a Bogotà nel '96 e
a … nello scorso mese di novembre; e ci impegniamo affinché ogni aderente
ed ogni punto pace si attivi, secondo le rispettive potenzialità, come
strumento di dialogo religioso. · Sia lo Spirito a confermare la nostra
appartenenza alla Chiesa cattolica secondo l'indicazione di don Tonino:
"per esplicitare e mettere in circolo lo straordinario magistero
(destinato diversamente a rimanere sepolto sotto valanghe di altri
messaggi) che la Chiesa sta producendo in tema di pace. È urgente portare
sino alla periferia tutto ciò su cui, non solo il Papa, ma a volte anche i
vescovi di piccole diocesi (si pronunciano), affinché questo nutrimento
dottrinale venga metabolizzato dal tessuto ecclesiale", e ancora: "per
aiutare la chiesa a vivere lo Shalom biblico, considerando l'annuncio
della pace come il principio architettonico della sua prassi
pastorale". · Sia lo Spirito che ci chiama a cogliere i suoi frutti e i
segni di speranza presenti oggi nella nostra Chiesa, e perciò anche a
riconoscere alcune dinamiche ambivalenti. Se da un lato infatti gli
insegnamenti del Concilio Vaticano II, i gesti profetici degli ultimi
pontefici ed il lavoro quotidiano di tanti artigiani della pace, hanno
reso possibile gesti di riconciliazione, insperati fino a pochi decenni
fa, dall'altro la pubblicazione di qualche documento ufficiale di
difficile comprensione, le affermazioni inopportune di alcuni prelati o le
discutibili prese di posizione di significativi movimenti ecclesiali,
riaprono antiche ferite e rischiano di allontanare la Chiesa dagli altri
credenti in Dio e dalle società contemporanee. Compito di Pax Christi è
vigilare, come la sentinella che scruta l'aurora, per denunciare con
umiltà e fermezza le presunte verità che non servono a realizzare il
progetto di Dio e per favorire ogni sforzo, ogni buona intenzione, ogni
gesto che apporti un vero contributo al conseguimento della pace. ·
Sia lo Spirito ad indurci ad applicare una lettura evangelica alle cose e
alla storia, con la consapevolezza che il mandato evangelico è l'annuncio
e la costruzione della pace e che pertanto non è solo un evento del cuore
o delle relazioni interpersonali ma riguarda anche l'intera sfera della
vita pubblica.
E ci
invia a costruire la Pace
Isaia 61,
1-3 Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi
ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio
ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la
libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a
promulgare l'anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta
per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per allietare
gli afflitti di Sion, per dare loro una corona invece della
cenere, olio di letizia invece dell'abito da lutto, canto di lode
invece di un cuore mesto. Essi si chiameranno querce di
giustizia, piantagione del Signore per manifestare la sua
gloria.
L'Anno di
misericordia del Signore promulgato da Gesù nella sinagoga di Nazareth,
non dura solo 12 mesi, ma è un tutt'uno con l'ottavo giorno, quello della
Salvezza, il giorno definitivo, senza tramonto, della resurrezione di
Cristo. Il cristiano dunque vive come santo ogni attimo della storia, nel
quale è chiamato a costruire e anticipare le caratteristiche escatologiche
del Regno di Dio: la giustizia e la pace.
1. Per
questo tra i compiti del movimento riveste un ruolo di primo ordine quello
dell'Educazione alla Pace (quale scopo
formativo e didattico) a diversi livelli: a. relazionale b. politico
culturale c. socio economico d. ecclesiale
a. A livello
relazionale ci impegneremo a - organizzare momenti di formazione che ci
rendano protagonisti di un cambiamento personale e interpersonale -
creare occasioni di incontro tra i punti pace, gli aderenti e altre realtà
prossime e lontane - cercare ancora "compagni di viaggio" che ci
affianchino con specifiche competenze
b. A livello
Politico Culturale agiremo per - organizzare momenti di formazione ad
una lettura critica della realtà e dell'informazione ufficiale -
proporre e propagandare azioni di denuncia delle scelte politiche e
istituzionali, come di ogni comportamento ufficiale e pubblico che non sia
rispettoso dei diritti altrui o che generi una cultura o mentalità
violenta.
c. A livello
Socio Economico agiremo per - monitorare ed eventualmente denunciare le
politiche sociali delle diverse istituzioni - ripensare tutta la
problematica concernente l'Immigrazione, collocandola nel contesto della
giustizia anziché in quello della carità e quindi sviluppando una nuova
riflessione sul concetto stesso di "Terra". (Quando parliamo infatti di
popoli migranti, che vengono nelle città del Nord, dovremmo dire non già
che invadono la Terra d'altri, ma che vengono nella "loro" terra, poiché,
lo ammettiamo o no, qui c'è gran parte delle loro terre. Quel benessere
che abbonda nelle nazioni del "nord", sotto forma di generi alimentari,
petrolio, minerali, è "Terra" che noi continuamente preleviamo nei paesi
del Sud del mondo e portiamo qua. Se in Europa ci si muove con il
petrolio, se tutti i frutti delle loro terre si trovano qua... è loro
diritto venire a godere i frutti delle loro terre! A questo proposito è
illuminante e insuperato il passo della Pacem in Terris al §. 10). -
Attivare o sostenere come movimento "percorsi di cittadinanza" per persone
immigrate che sappiano affrontare tanto gli aspetti positivi quanto quelli
critici (la violazione dei diritti umani - soprattutto nei confronti della
donna - insiti in altre culture).
d. A livello
Ecclesiale - proponendo gesti di riconciliazione e riconoscimento
delle diverse spiritualità (versante intraecclesiale) e con le culture di
stampo laico (versante extraecclesiale) - facendoci promotori nelle
chiese locali di percorsi di catechesi e di formazione sul rispetto e
l'accoglienza dell'altro, creando i presupposti perché sfocino in gesti
concreti di giustizia - avendo il coraggio della denuncia profetica
quando voci (anche autorevoli) all'interno della chiesa si alzassero
ancora per fomentare divisioni e nuove forme di antiche discriminazioni
religiose e razziali.
2. Una
vera educazione alla pace porta come necessaria conseguenza una
irrinunciabile opzione per la NONVIOLENZA e la SMILITARIZZAZIONE, anche
culturale.
Già don
Tonino ammoniva: "E' giunta l'ora in cui occorre decidersi ad arretrare
(arretrare o spingere?) la difesa della pace sul terreno della nonviolenza
assoluta. Non è più possibile indugiare su piazzole intermedie che
consentono dosaggi di violenza, sia pur misurati o prevalentemente rivolti
a neutralizzare quella degli altri". Al contrario segnali sempre più
inquietanti (la reintrodotta parata militare per la festa della Repubblica
lo scorso 2 giugno, l'acquisto da parte del governo italiano di aerei
militari per svariati miliardi, la pubblicità tesa a convincere i giovani
delle opportunità professionali che offre l'esercito, la soppressione dei
finanziamenti già stanziati per progetti di riconversione delle fabbriche
di armi… fino alla convocazione del presidente della Repubblica rivolta a
2000 ragazzi presso l'Altare della Patria e la tomba del Milite Ignoto,
per il tradizionale saluto d'inizio anno scolastico: lontano dai santuari
della sapienza, ma vicino a quelli della guerra) ci dicono che la violenza
è sempre più accettata come strumento atto a risolvere i problemi
internazionali, e per questo la cultura stessa della società e la
formazione dei giovani ne restano inficiate.
Per questo
Pax Christi si sente interpellata ovunque esistano situazioni di violenza
più o meno esplicite e dove è minacciata la cultura della Pace:
- prenderemo
posizione contro ogni forma di conflitto armato quando ancora esistono vie
alternative per ripristinare la pace - denunceremo lo sviluppo
economico neoliberista ed il consumo sfrenato delle risorse, promovendo
convegni, dibatti ed ogni forma possibile di sensibilizzazione per cercare
vie di sviluppo sostenibile ed eticamente corretto e rilanciare con
impegno la Salvaguardia del Creato - appoggeremo ogni campagna
destinata alla liberazione dei bambini soldato - appoggeremo gli sforzi
di quanti si operano per combattere la nuova schiavitù delle ragazzine e
delle donne costrette a prostituirsi nel cosiddetto primo mondo - ci
opporremo al crescente desiderio di illegalità nelle nostre regioni,
contrapponendogli una fondata cultura della legalità - espliciteremo la
nostra solidarietà alle donne per le discriminazioni di cui sono ancora
vittime nelle diverse religioni: dall'obbligo dello Shador a Kabul fino
all'esclusione dal sacerdozio nella chiesa cattolica - appoggeremo ogni
forma di lotta alle mafie - alzeremo forte la nostra voce, con tutti i
movimenti pacifisti e umanitari, finché si giunga alla soppressione della
pena di morte in ogni angolo del mondo - ci adopereremo perché si
affronti in modo più civile il problema della immigrazione e del degrado
delle nostre periferie
Interlocutore
privilegiato di Pax Christi resta la Chiesa cattolica, ma anche tutte le
altre Chiese e Religioni, così pure come le agenzie educative, le
istituzioni politiche ed economiche e l'intera opinione
pubblica.
3. La
Memoria di Don Tonino fa parte del patrimonio spirituale e morale di Pax
Christi.
Per questo
ci sentiamo responsabilizzati non solo a ricordarlo, ma a "farne memoria"
nel senso biblico del termine, cioè a far rivivere nell'oggi il suo
ministero interpretando le nuove realtà alla luce di quello e lasciandoci
ancora provocare ad assumere posizioni forti dalla sua carica
profetica. Tutto questo mediante la divulgazione del suo pensiero,
giornate di studio, pellegrinaggi, ecc.
4. Per
realizzare tutto quanto ci proponiamo Pax Christi ha a disposizione
importanti strumenti quali la Casa per la Pace di Tavarnuzze (Fi), il
Centro Studi Economico Sociali per la Pace e Mosaico di Pace. E'
necessario che tutti i Punti Pace sappiano valorizzare queste realtà e ci
sia da parte di tutti lo sforzo per farle interagire.
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