Impegno a tutto campo per l'Africa

Il Convegno di Ancona del 23-24 febbraio

 

 

Impegno a trecentosessanta gradi per l’Africa quello maturato dal convegno internazionale "Dalla schiavitù degli aiuti alla libertà dei Diritti", che si è concluso domenica all’Università di Ancona e che è stato promosso da un cartello di congregazioni missionarie, associazioni e con il patrocinio di Provincia, Comune e Regione. I partecipanti italiani e africani si sono lasciati con l’impegno a lavorare in prima persona sui quattro principali diritti negati alle popolazioni del continente nero: lavoro, cittadinanza, salute e alimentazione. E con un impegno concreto: ritrovarsi a Kisangani, nella Repubblica democratica del Congo, all’inizio di aprile, per un incontro di solidarietà con la società civile locale. Nella città congolese, lacerata dalla guerra che insanguina l’ex Zaire dal 2 agosto del 1998, si terrà infatti la seconda edizione del Simposio internazionale per la Pace in Africa, al quale gli organizzatori sperano di portare centinaia di rappresentanti della società civile occidentale. Saranno così i bianchi ad andare in Africa per dare voce alle richieste di pace della popolazione congolese. Dopo le grandi mobilitazioni a Genova, Assisi, Porto Alegre, l’impegno della società civile italiana passa ora quindi per l’Africa. Quelli del convegno di Ancona sono stati tre giorni di conoscenza delle difficoltà di milioni di esclusi a partire proprio dallo sguardo degli africani, che vivono in "un continente in bilico fra solitudine geopolitica e un rinnovato sviluppo di società civile" come è stato commentato durante i lavori. Soddisfazione è stata espressa da padre Venanzio Milani, vicario generale dei missionari comboniani, il quale ha sottolineato che l’iniziativa ha riscosso soprattutto l’interesse dei giovani "a conferma che le nuove generazioni sono sensibili a queste tematiche". Sono state oltre ottocento le persone che da venerdì a domenica hanno ascoltato, riflettuto per definire insieme delle strategie di giustizia in favore delle popolazioni africane, schiacciate da una sempre più crescente miseria, vittime di guerre per il controllo delle immense risorse del sottosuolo, uccise da malattie come l’Aids, ma anche da malaria, tubercolosi, morbillo e diarrea. Drammi che, è stato constatato in molti interventi, non sono inevitabili ma il frutto di perversi meccanismi economici internazionali. Uno, lampante, lo ha tratteggiato Véronique Gnanih (Benin), esperta di diritto all’alimentazione, che ha ricordato come l’accesso al cibo sia impedito agli africani dalle politiche di import/export di molti governanti e dalle regole di fissazione dei prezzi: "L’Occidente fissa i prezzi delle materie prime che noi esportiamo, ma noi non possiamo fissare i prezzi dei vostri trattori". Le difficoltà del continente africano non sono però di un altro mondo, come ha stigmatizzato Fabien Eboussi Boulaga (Camerun) filosofo, teologo e attivista dei diritti umani. "Fate attenzione – ha detto – perché la globalizzazione finanziaria ed economica limita anche voi occidentali nei vostri diritti fondamentali. Come noi siamo minacciati oggi, così voi lo sarete domani. I diritti umani non sono una cosa data una volta per sempre, vanno continuamente riconquistati, anche da voi".

( da MISNA del 25 febbraio)




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